i romantici affermavano che il sublime, quella sensazione di impotenza e rassegnazione che ci coglie quando ci dobbiamo confrontare con qualche cosa che va oltre le nostre capacità di controllo e definizione razionale, era raggiungibile attraverso il terrore, generato a suo volta dall’oscurità, dall’ignoto e dall’indeterminato, o attraverso l’osservazione muta delle forze naturali, soverchianti rispetto a quelle umane. Ma vi è un’altra forza assoluta che ci sommerge e devasta le nostre passioni, e questa è quella dell’amore, davanti alla cui potenza non possiamo che restare increduli, mentre le nostre passioni vengono sballottate da un estremo all’altro come una nave in balia del mare in tempesta. Il sublime è quindi raggiungibile anche tramite lo struggimento amoroso
tutto ciò che pensiamo è legato da fili di ragno, sottili e invisibili, ma persistenti, lenze da pescatore dimenticate tese sul molo: non si vedono, ma se ti imbatti in una di quelle lenze per caso, mentre eri andato in riva al mare a guardare le nuvole, quella è capace di tagliare la tua carne, aprire ferite che sembravano rimarginate per sempre, quella lenza di cui ti eri scordato, o alla quale nno facevi caso, può scalfire il callo che sembrava proteggere le tue debolezze. Il passato è fatto di queste lenze, è una rete che non si può spezzare, pronta a fare sgorgare dolce sangue.
Tutti noi abbiamo pensieri che raggiungono vette altissime e ventose, possiamo costruire montagne di duro granito e ricoperte da una verde vegetazione spazzata dal vento; solamente che questi pensieri sono selvaggi, non si fanno catturare dalle reti della lingua, mentre possono essere distrutti dalla paura e dall’imbarazzo. A volte sono così grandi ed incontrollabili che distruggerebbero tutto quello che hanno intorno, e così decidiamo volontariamente di sopprimerli. Sta a noi modellare la montagna, renderla un palazzo candido e splendente.
è impossibile estrarre un processo mentale; nel tempo in cui una parte di noi prova a trascriverlo, seguendo le convenzioni del linguaggio in modo da renderlo comprensibile all’esterno, esso si sarà già evoluto, approdando a nuovi lidi lontani. Questi luoghi sono per il nostro cervello praticamente sovrapposti, in quanto il pensiero ha una velocità di elaborazione molto grande, ma sono spesso agli antipodi quando si tratta di tradurli in parole.
Se vogliamo davvero protestare ed esprimere nostre idee, dobbiamo prima conoscere la materia di cui dobbiamo discutere, dobbiamo essere informati. Se l’informazione televisiva non ci sembra adeguata, troviamo un altro modo. è facile, e anche giusto, lamentarsi della parzialità delle emittenti televisive, problema gravissimo, ma non possiamo cambiarne il palinsesto, non ne abbiamo il potere. Abbiamo invece la facoltà di scegliere in prima persona come informarci attraverso internet, uno spazio democratico, che nessun potere, economico o politico che sia, riesce a filtrare, uno spazio dove tutti possono esprimere le proprie idee. Basta solo impararlo ad usare, cosa possibile attraverso l’abitudine, senza che qualcuno ce lo insegni. è su internet che vive la nuova voce del dissenso e dell’alternativa, che può poi trasformarsi in protesta e proposta reale, in manifestazione di piazza, in un voto cosciente. Se davvero non vi vanno bene le cose come stanno, allora oltre che lamentarvi cercate delle altre vie.
Questa lettera ha attraversato aride depressioni baltiche, lunghe notti umide nelle foreste delle montagne rocciose, è stata rubata ed usata come carta igienica da dei cacciatori di taglie, ma il passaggio più pericoloso è stato l’ufficio delle poste italiane, da dove nessuna lettera ha mai fatto ritorno. Spero che questo foglio solitario possa sfatare il tabù e arrivare ancora leggibile (nonostante l’ortografia) a colei che l’ha ispirata.
A me piacciono troppe cose e io mi ritrovo sempre confuso e impegolato a correre da una stella cadente all’altra finché non precipito. Questa è la notte e quel che ti combina. Non avevo niente da offrire a nessuno eccetto la mia stessa confusione. La mediocrità. Volere essere tutto e non essere niente. Volere sapere tutto e non comprendere niente.
Quanto cazzo è bella questa frase; è di Kerouac (a parte l’ultima parte). Ecco, forse dovrei un po’ fermarmi, e capire che non si può fare tutto nella vita, bisogna selezionare, perché non abbiamo tempo, è il tempo che regola tutto, è colui che amministra meglio il proprio tempo che vive al meglio. Dovrei riflettere su cosa è veramente importante per me adesso, rallentare il ritmo di tutto quello che sto facendo e riflettere, cazzo. Beh ieri guardando le stelle non ho visto stelle cadenti, solo stelle scadenti, ma io cazzo dico che quel tempo non è stato sprecato, perché ho potuto pensare e ho capito che io ti voglio, e che devo smetterla di porre sempre l’attenzione su di me e devo considerare di più i tuoi bisogni, altrimenti restano tutte parole. Forse è per questo che siamo tanti attirati dalle lettere scritte a mano e da tutte le cose manuali, perché essendo più lente da fare ti consentono di pensare di più, di renderle più vere, di andare oltre alla forma.
Ti voglio, voglio sentire la tua risata mentre parliamo, voglio la pazzia, perché di razionalità ne abbiamo già troppa, voglio le tue unghie piantate nella schiena, voglio la tua felicità, perché la mia dipende solo dalla tua. Voglio sapere tutto di te, nei più profondi meandri, per riuscire a capirti davvero, a consolarti, farti ridere, ascoltarti veramente senza addormentarmi. Voglio la tua fiamma sulla mia pelle e dentro di me, in modo che bruci tutto e mi renda un uomo nuovo e migliore. Questa cosa non l’avevo mai provata prima di te, nemmeno nei miei sogni potevo immaginare che potesse esistere una tale potenza, sono stato stregato da te e dalla tua energia cosmica. Altro che cura per il cancro, il tuo ingresso nella mia vita è stato più spiazzante del ritrovamento di un Black Lotus serie alfa in una bustina di magic da 4 euro. Mi sento così piccolo di fronte a tutto ciò che a volte penso che possa esistere un destino che ci guida, e dire questo per me normalmente sarebbe un’eresia, ma veramente è troppo potente, non può venire da due corpi mortali. Ma questa non è stata l’unica certezza che hai fatto cadere in me.
Tu elevi la mia anima, mi migliori, mi sproni solamente esistendo, togliendomi dal torpore e dall’apatia che naturalmente mi immobilizzerebbe.
Sono incazzato. E l’incazzatura è il momento più adatto per scrivere. Per fortuna che tengo sempre sotto un pezzo di carta per scrivere. Ti senti libero di sputare tutto il veleno che hai in corpo, come se i freni inibitori che tua madre ti ha inculcato con tanta fatica e abnegazione non fossero mai esistiti. Come se tu fossi l’unico a capire, colui che può guardare gli altri dall’alto del cucuzzolo. Sono incazzato senza motivo, anzi c’è un motivo: la gente. Stasera a Guiglia era pieno di troie camuffate da brave ragazze, che sorridevano civettuole e sembravano tutte amiche, anche se in realtà si odiavano, gimnos che parlavano nel loro incomprensibile codice da pompati, sorridendo ricurvi sui loro pettorali, adulti un po’ troppo stagionati per le ragazzine ma con l’ormone ancora vigoroso, forse perché da giovani non lo hanno usato a dovere. C’era dave, colui-che-quando-era-amico-dell’ele-non-era-nessuno-era-solo-un-gay-che-aveva-fatto-una-pompa-a-un-tipo-ma-adesso-è-un-figo-quindi-l’ele-non-gli-serve-più-e-adesso-è-amico-con-quella-troia-della-torri, dio solo sa quanti litri di sperma ha visto passare il suo tubo digerente, altro che dieta proteica a base di formaggi. Ah, ho sentito che la Torri e la Bruzzi hanno fatto pace dopo un anno di allontanamento per via di quel triangolo indesiderato! Ah erEano all’alice quando hanno fatto pace! Ah! Erano ubrache! Ah! Non si ricordano niente? Ah, capito. Volete conoscere altra gente che mi fa incazzare? Quelli che raccontano delle loro ubriacature. Teorema di murro: il racconto di una ubriacatura per essere interessante deve contenere almeno uno di questi punti
Se il racconto non include almeno uno di questi punti, è da considerare merda. Si, perché a me non chiava niente che tu sia stato 3 ore a ballare con le braccia alzate facendo stupidi coretti da stadio, cosa che sono capaci di fare tutti persino da sobrio. Io voglio vette di inaudita scemenza, irraggiungibili picchi di indecenza e volgarità, se non hai questi da offrirmi allora vai a bere un altro angelo azzuro e poi magari ne riparliamo. Si perché alla fine cosa offre una discoteca, se non un porto franco dove potersi ubriacare per produrre storie che verranno ricordate per tutta la vita (sempre che ce le si ricordi il giorno dopo): in discoteca non puoi parlare, non puoi avere rapporti sociali che vadano al di la del puro rapporto fisico, non puoi essere divertente, non puoi essere serio, non puoi essere niente, sei solo un bamboccio che balla seguendo la massa, neanche la musica. Quindi per piacere smettila di urlare, ubriaco di merda, e vai a farti fare un pompino in bagno da una nigeriana con i labbroni, perché noi siamo meglio di te persino da sobri, siamo così fuori che in una festa in una villa stiamo in giardino, e se la festa è in giardino siamo in strada, perché siamo più fuori di te, anche se tu hai in corpo 1 litro di birra, hai un ovulo di coca infilato su per il culo, 10 grammi di erba nello stomaco, 4 in circolo nel sangue e anche se sudi vino. Esaltati di merda, sapete vivere solo così. Sono così incazzato senza motivo che mi verrebbe da andare in giro a mandare a fanculo qualsiasi persona che incontrerei, e sono sicuro che troverei un motivo valido per tutte. Poi, dopo avere smaltito la rabbia, mi verrebbe voglia di prendere una macchina che non posso guidare perché sprovvisto di patente, andare a Samone, prendere la Wawa, guidare fino a Livorno ascoltando i live di Vasco, Battisti, Dalla e Venditti, aspettare al buio un traghetto per la Sardegna e partire, come facevo e ho fatto fino all’anno scorso con i miei genitori; se era bello con loro, non immagino neanche come potrebbe essere nella versione deluxe appena immaginata.
è da un mese che non aggiorno il mio blog. Come sempre, non riesco a fare una cosa continuativa, perché non riesco a mantenere l’impegno che vi metto per un tempo lungo. Mi annoio. E visto che il blog deve essere una cosa più terapeutica, fatta più per me che per gli altri, non ho visto il motivo di continuare. Forse all’inizio lo avevo fatto solo per esaltare il mio inutile ego, una enorme montagna grigia che assomiglia ai mercati finanziari islandesi, quattro volte superiori all’economia reale: si perché la Laura mi ha aperto paradossalmente un mondo di impegno e serietà, rispetta alla nullafacenza, alla scontatezza, al massimo allo svogliato lavoro che conoscevo prima. Ho visto costanza, voglia, intraprendenza, rielaborazione, e io mi sentivo inferiore a tutto questo, un bamboccione destinato a non combinare nulla nella vita. E forse sarò proprio destinato a questo, se non riesco a tenere neanche un cavolo di blog che alla fine è un diario. Merda. Mi sentivo quasi tradito dall’impegno nello studio della Laura, dovevo anche io costruirmi una parte di giornata dedicata a migliorare me stesso e ad aumentare le mie conoscenze, perché si sa che sono sempre stato uno competitivo, fatto testimoniato anche dalla gara alle sorprese in atto.
Non so che percorso mentale mi ha portato a parlare di queste cose, sto scrivendo tutto talmente di getto che non mi ricordo neanche da dove sono partito, probabilmente ho iniziato a scrivere pensando a dei gibboni dalle mani blu o a dei koala maggiori dell’alaska. Non mi ricorderò sogni malati da ricovero psichiatrico come alcuni di mia conoscenza, ma anche la mia mente sa essere contorta e disordinata, eccheccavolo.
Le uniche note positive in questa serata di irosa scontatezza sono state collo e la silvia, guarda caso gli amici di sempre, che tendo tanto a sottovalutare e sminuire, dicendo che il tempo non rafforza le cose ma le distrugge. Forse non è così, almeno non con tutto. Adesso vado a letto, sono veramente distrutto.